La svolta per la storia dell’innaturale divisione della città, però, non arrivò dalla Germania. Mentre nell’Unione Sovietica avvenivano riforme volte a garantire la libertà ai cittadini, i cambiamenti iniziarono ad arrivare anche nei diversi Paesi del blocco orientale filosovietico.
Fu l’Ungheria a far scoccare la prima scintilla, il 23 agosto 1989, aprendo le proprie frontiere verso la vicina Austria. Da quel momento, 13mila tedeschi dell’est abbandonarono la loro nazione, per recarsi in Ungheria e da lì andare a ovest della cortina di ferro. Il successivo annuncio del governo ungherese che diceva che l’attraversamento del confine con l’Austria era consentito solo agli ungheresi non li scoraggiò, e le migliaia di profughi si rifugiarono nelle ambasciate della Germania ovest di Praga e Budapest.

Il dado era ormai tratto, e il processo che aveva avuto inizio risultò irreversibile. In Germania Est iniziarono grandi manifestazioni contro i dirigenti politici che governavano incontrastati il Paese dalla sua nascita. Il leader della DDR Erich Honecker fu costretto a dimettersi dal suo incarico il 18 ottobre.


Il 4 novembre 1989 oltre mezzo milione di tedeschi dell’Est manifestarono a Berlino, ad Alexanderplatz, e pochi giorni dopo il nuovo leader della DDR, Egon Krenz, decise che sarebbero stati concessi permessi ai cittadini dell’est per viaggiare verso ovest.
Proprio su questo argomento, il 9 novembre 1989, il ministro della Propaganda Gunther Schabowski tenne una conferenza stampa, e alla domanda "Quando sarebbe entrato in vigore il permesso di recarsi a ovest per i cittadini della DDR?" rispose: “Se sono stato informato correttamente, quest’ordine diventa efficace immediatamente”.

Appresa la notizia, migliaia di tedeschi dell’Est si recarono ai posti di confine per trasferirsi oltre il muro, rendendo la situazione in breve tempo ingestibile e costringendo le guardie di frontiera ad aprire i posti di blocco. Dall’altra parte del muro, i tedeschi dell’ovest accolsero i loro fratelli a braccia aperte.
Il muro aveva perso così ogni sua funzione, e fu una liberazione per migliaia di tedeschi poter iniziare ad avvicinarsi, abbattere quel muro che da decenni solcava in modo innaturale la città.

Era il 9 novembre 1989.


Nel marzo del 1990, la Germania Est tenne le uniche elezioni libere nella storia del Paese.
Il 3 ottobre 1990 la DDR cessò di esistere, e il suo territorio iniziò a far parte della Repubblica Federale Tedesca. La Germania, finalmente, era tornata una sola.

Oggi del muro resta qualche rovina e una linea di pietre che ne traccia l'intero percorso come una serie di antiche orme di un passato remotissimo; si cerca tuttavia di lasciarsi alle spalle i sensi di colpa per le tragedie che si consumarono in quel luogo.

Il muro rappresenta il concetto secondo cui il controllo totale della nazione sui propri cittadini sia la soluzione a tutti i problemi ma una nazione che pretende di controllare i suoi abitanti non è una nazione libera ed è perciò destinata al declino.

Uno Stato dovrebbe avere leggi giuste e applicarle e i cittadini dovrebbero rispettarle, solo così si potrebbero evitare tutti i problemi che il mondo ha oggi. Non con i muri.

Alfonso Folle